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COSA è “di DESIGN”?

Ve lo spiego con una pizza

di Mario Alessiani designer, ha progettato l’arredamento di Wide Open coworking.

 

Oggi vi racconto il significato di una delle parole più inflazionate dei nostri tempi.

Letteralmente, in inglese “to design”, significa “progettare”. Rimane però una parola che spesso associamo al “bello”, che è in realtà solo un tassello del puzzle.

Per farvi capire cosa intendo utilizzerò una pietanza  ed un oggetto noti a tutti: la pizza e la sedia.

 

LA PIZZA

1 L’idea

La pizza nasce come evoluzione della schiacciata di pane, la pitta. Questa subì una seria evoluzione quando la si abbinò magicamente alla salsa di pomodoro, alla mozzarella ed al basilico.

2 L’organizzazione

Ogni tipo di prodotto ha solitamente una destinazione d’uso.

Mettiamo caso il nostro obiettivo fosse quello di fare una pizza da vendere in un piccolo locale lungo il corso cittadino. Probabilmente non avremmo lo spazio necessario per servirla al tavolo, quindi la scelta tenderebbe verso una versione al taglio dai diversi gusti.

3 Gli ingredienti

Per fare una buona pizza non basta la maestria nel realizzarla, ci vogliono innanzitutto ingredienti eccellenti.

Negli anni abbiamo capito che i grani trattati con pesticidi o farine troppo raffinate sono inadatti o poco buoni. Sarà dunque nostra cura procurarci i migliori ingredienti, questo ovviamente influirà sul costo finale dato che ingredienti prodotti con cura e precisione hanno un valore economico più alto.

4 La realizzazione

Per arrivare all’eccellenza ci vuole tempo.

Una pizza, per risultare leggera e ben lievitata, dovrà avere un impasto che abbia riposato almeno 24 ore. Successivamente andrà stesa con la massima cura, cercando di evitare di utilizzare il matterello e utilizzando con delicatezza le mani per evitare di compromettere tutta la fase precedente.

Successivamente andranno distribuiti i condimenti e questi, sulla base della ricetta, potranno essere aggiunti prima, durante o dopo la cottura.

Il pizzaiolo esperto saprà valutare lo stato di cottura attraverso un solo sguardo.

5 La distribuzione

Fatta la pizza, sarà necessario venderla.

Il luogo in cui questo accadrà, farà parte dell’esperienza che precede e accompagna l’assaggio del prodotto.

Un locale bello e caloroso valorizzerà la pietanza stessa, rendendola più buona. Se poi il proprietario della pizzeria sarà una persona attenta allo smaltimento dei pack e delle tovagliette ed utilizzerà materiali di riciclo, l’esperienza sarà completa e di qualità.

Ora immaginate una pizza surgelata del discount, realizzata probabilmente all’estero.

Costerà meno della metà rispetto al nostro prodotto.

 

LA SEDIA

1 L’idea

La sedia nasce come l’evoluzione di uno strumento più antico e molto diffuso: la panca.

Questa è una tavola di legno sorretta da gambe che permette di ospitare la seduta di più persone contemporaneamente.

Una soluzione utile ma non troppo comoda, sopratutto perché responsabile di affaticamento alla schiena, tanto che col tempo si introdussero gli schienali.

La seduta a posto unico era ancora esclusiva delle alte cariche politiche e religiose (trono) e si dovette aspettare il 1400 per veder nascere quella che oggi chiamiamo sedia.

Da lì iniziò a svilupparsi la cultura della seduta con lo schienale anche nelle abitazioni e nei posti di pubblica frequentazione.

STEELO by Mario Alessiani

2 L’organizzazione

La prima cosa da pensare è dove, come e per chi fare la sedia.

Mettiamo che si debba creare una seduta per un’osteria tipica.

Sicuramente servirà un prodotto leggero, che possa essere spostato con facilità, principalmente per motivi di pulizia, e con un comfort di medio livello. La velocità di fruizione, in un ambiente popolare come quello di un’osteria tipica, dev’essere sostenuta e non saranno dunque necessari cuscini, sia perché essi possono sporcarsi, sia perché è necessario fare in modo che il cliente non rimanga per troppo tempo, così da poter avere un ricambio di clientela e servire il “turno” successivo.

Abbiamo ora ben in mente le caratteristiche principali e andremo in azienda per chiedere che la nostra sedia venga costruita.

3 Gli ingredienti

Per fare una buona sedia non basta la maestria nel realizzarla, ci vuole innanzitutto una materia prima eccellente.

Nel caso volessimo utilizzare il legno, dobbiamo ricordare che è un materiale vivo, coltivato, cresciuto, tagliato e trattato.

Se affidassimo la struttura della nostra sedia a un legno di scarsa qualità e di provenienza sconosciuta, il risultato finale ne risentirebbe con certezza.

4 La realizzazione

A volte per fare le cose ci vuole tempo e cura.

Tutti i legni sono soggetti all’umidità e alla temperatura e questo ne altera le qualità. Per avere un buon legno bisogna farlo stendere e risposare, a volte per mesi.

Questo ne esalterà le caratteristiche visive e strutturali. Solo quando il legno sarà maturo potrà essere lavorato.

Ci sono molti modi per farlo, dalla lavorazione più scultorea dei masselli (quindi legno pieno), alla piegatura con stampi e vapore.

Una volta date le forme ai vari pezzi, la sedia dovrà essere assemblata.

Si potranno usare le colle, ma i grandi falegnami riescono a farlo solamente con gli incastri e il risultato è un prodotto solido, non pesante, realizzato senza alcuna plastica aggiuntiva o componenti chimici nocivi.

Anche la tintura con oli e protettivi ha bisogno di essere di qualità nella selezione e di cura nell’applicazione.

5 La distribuzione

In un percorso come quello descritto in precedenza, siamo stati noi a recarci in azienda a realizzare l’oggetto, che quindi verrà consegnata direttamente nelle nostre braccia.

Ma se la nostra creazione sarà bella e ben fatta, potrebbe accadere che finisca nella distribuzione, ovvero nei negozi nei quali le persone potranno comprare una o più sedie.

Il giusto distributore saprà raccontare le origini del prodotto, le qualità e gli utilizzi.

L’inizio di una storia con il proprio prodotto che si desidera acquistare e che durerà anni avrà inizio proprio dal rapporto con il venditore.

Ora immaginate di comprare una sedia in plastica, instabile, prodotta in un qualche paese del terzo mondo sfruttando il lavoro sottopagato, magari realizzata con esagerate emissioni di C02 e non riciclabile.

Costerà meno della metà rispetto al nostro prodotto.

 

Conclusioni

Tutto ciò ci fa capire che il design non è qualcosa realmente legata all’estetica, ma al saper fare.

Disegnare bene un oggetto vuol dire saper interpretare tutti i processi, avendo cura delle proporzioni e dell’etica.

Se saremo bravi a far coincidere questi 3 fattori, l’oggetto verrà automaticamente bello, “di design”

 

Mario Alessiani

Visita il sito di Mario Alessiani.

 

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Categories: Coworking

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