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Come aprire uno spazio di coworking

Avete fra i venti ed i trentacinque anni e siete abbastanza in forze da dedicare tutte la vostra esistenza ad un progetto che, se tutto andrà bene, vi darà una minima ricompensa economica dopo 3/5 anni? Ok, questo è il posto giusto.

Il seguente è il racconto della nostra esperienza.

Un’idea.

È un caldo pomeriggio di fine estate e due ragazzi sono di fronte al monitor di un computer portatile. No, non guardano porno, ma infografiche sugli sviluppi di un settore tanto interessante quanto misterioso agli occhi della piccola provincia italiana: il coworking.

«Apriamo uno spazio», dice uno dei due.

«Ok, chiamo il commercialista», risponde l’altro.

«Non abbiamo un euro» il primo.

«Fa nulla» il secondo.

Due giorni dopo sono nell’ufficio di un giovane commercialista. Questo dice loro che la cosa può funzionare, dice loro che preparerà un business plan ed inizia uno strano discorso su acronimi come Srl, Srls, Iva, Spa (che c’entrano le piscine e i massaggi?), Co-Co-Co, AA e perfino URSS.

Un commercialista comunista.

I due escono provati ma soddisfatti, l’idea inizia a prendere forma.

Il nostro commercialista

 

 

 

Una location

La sveglia segna le 5:30 mentre urla nelle orecchie dei ragazzi. Con un esercizio di stile dal sapore fantozziano sono fuori in sette minuti netti. L’obiettivo non è prendere l’autobus al volo ma visitare tutti, ma proprio tutti i locali in affitto dell’intera città. Corrono, inciampano, prendono multe, stringono mani, intavolano trattative per ogni santo giorno di tre lunghissime settimane.

«Non immaginavo ci fossero cosi tanti locali in affitto in città.»

«Eh, c’è crisi.»

I due si siedono a tavolino e iniziano a valutare tutti i pro e i contro di ogni singolo immobile.

«Quello con gli affreschi è bello.»

«Si ma costa troppo.»

«Invece quello in pieno centro?»

«Non mi piace.»

«L’open space con le colonne sembra perfetto però.»

«Si.»

«Quanto costa?»

«Il giusto.»

«Ha anche il parquet.»

«Si.»

«Sempre di molte parole tu eh?»

«Si.»

«Va be, lascia stare.»

«Ok.»

La location scelta è un delizioso locale in pieno centro di circa 200mq con quattro zone intelligentemente divise. Sembra fatto apposta per trasformare il tutto in uno spazio di coworking:  area relax, sala riunioni, sala corsi, open space. C’è tutto. Tranne i soldi.

 

Un prestito

«Necessitiamo del vil denaro.»

«Come cazzo parli?»

«Guarda che io sono il Visconte di Valmont.»

«Guarda che la droga fa male.»

«Villano.»

L’interessante colloquio  avviene qualche secondo prima di essere introdotti al meraviglioso mondo dei prestiti bancari. I due, nel corso del giorni precedenti si sono illusi di poter ricevere sostentamento da parte di mamma Europa o dal signor “agevolazioni per la giovane impresa” o cose del genere. La verità è che a nessuno interessa se due giovani sotto i 29 anni decidono di investire sul proprio territorio attraverso un’attività dal profondo valore sociale e si trovano quindi a firmare un complessissimo apparato cartaceo che li legherà a vita ad una banca posta all’interno di un supermercato per celiaci in uno dei peggiori bar di Caracas. I due escono felici dall’incontro.

 

Un milanese

Un milanese è in grado di farti il logo ed il sito nel minor tempo possibile. Se poi progetta anche tavole da surf sei in una botte di ferro.

Un milanese in corso Buenos Aires

 

Un designer

L’ufficio di un designer del 2016, nella maggior parte dei casi, corrisponde ad un tugurio ricavato dalla stanza ereditata dalla prozia dell’entroterra lucano alla quale mancava il senso della misura e dei pesi. Non fa eccezione la giovane promessa del design abruzzese dal quale si recano per progettare l’arredo.

Lo studio di un giovane designer nel 2016

«Ciao giovane promessa del design, vorremmo valutare un tuo progetto per l’arredamento del nostro futuro spazio di coworking.»

«Avete intenzione di pagare?» risponde il designer.

«A rate, forse.»

«Lo faccio!» entusiasta il creativo.

Dopo qualche giorno iniziano a ricevere alcune proposte partorite dalla mente del futuro compasso d’oro, alcune prevedono complessi sistemi magnetici, altre tavoli e sedie in pelle umana, altre ancora sedute in oro massiccio e scrivanie in ebano. Tutte le proposte sono respinte dai futuri imprenditori. Nuovi progetti, spending rewiews, e tagli sulla sanità e sull’istruzione costringono il novello Philippe Starck alla realizzazione di un bellissimo concept a costi bassissimi.

«Dopo questo lavoro posso realizzare la Tour Eiffel con meno di 500€» dichiara.

«Dovresti ringraziarci.»

«Vi odio.»

«Verrai a lavorare nel nostro coworking?»

«Forse.»

«Dai su!»

«Ok, mi avete convinto.»

«Perfetto.»

L’arredamento è pronto, i tre prendono i calcoli, buttano i calcoli, montano tutto, smontano tutto, tagliano cose.

Incredibilmente funziona. Tutti sono felici.

How to assemblare l’arredamento

La natura

Ad un passo dal massiccio più alto e imponente di un’intera catena montuosa lunga circa 1500km può capitare si verifichino nevicate; 20, 30 40cm al massimo, un po’ di pupazzi di neve, qualche maglia in più e passa la paura. Ma se le nevicate sono davvero eccezionali e raggiungono i tre metri, allora non puoi fare nulla. Se poi la natura decide di far passare le nevicate come eventi secondari attraverso una serie inedita e violenta di terremoti, allora hai un grosso problema. I lavori procedono dunque tra una spalata ed un’evacuazione d’emergenza. Il contesto ideale per avviare un’attività.

 

Un regista

«Ciao, avremmo bisogno di un video promozionale in vista dell’apertura del nostro spazio di coworking.»

«Ciao, potremmo inserire degli Zombie e qualche morto ammazzato.»

«Ci sembra un poco eccessivo.»

«Mazze da baseball insanguinate e teste spappolate.»

«No guarda, siamo proprio fuori contesto.»

«E se vi spaccassi la faccia e riprendessi tutto?»

« Sai… ripensandoci… bella l’idea degli zombie.»

« Si? Vi piace?»

« Certo! Dobbiamo trasmettere fiducia e serenità e la tua idea si sposa bene.»

« Grazie ragazzi, preparo il caffè?»

« Si grazie!»

Il regista si sposta in cucina.

«Scappiamo!»

«E se ci insegue?»

«Ho paura.»

«Ma perché ci siamo rivolti a lui?»

«Non ricordi? Il nostro caro designer, è stato lui a consigliarcelo.»

«Bastardo!»

Il regista torna in sala.

«Allora ragazzi, ecco il caffè.»

I tre sorseggiano, il caffè ha uno strano sapore.

«Mmmmmm, molto buono questo caffè!» Commenta una delle due “vittime”.

«Si, il sangue di capretto da un tocco tutto particolare», il regista.

«Capretto?»

«Capretto.»

I due svengono. Il regista afferra la telecamera e con il supporto di una venditrice d’oppio cinese realizza lo spot.

«Perfetto ragazzi, il video è una bomba, siete usciti bene.»

«Ma… come siamo usciti bene?»

«Tranquilli, fidatevi di me. A proposito, sarei interessato ad uno spazio nel vostro coworking fin da subito.»

«Va bene, ma niente violenza.»

«Voi di cinema non capite un cazzo.»

Il nostro regista di fiducia

 

 

Una fotografa

Una qualsiasi nuova attività che si rispetti ha bisogno di un servizio fotografico curato e creativo. La scelta dei colori, le composizioni e lo scatto giusto al momento giusto possono fare la differenza dal punto di vista comunicativo.

«Salve signorina fotografa.»

«Buongiorno a voi.»

«Avremmo bisogno di una serie di scatti per la nostra attività.»

«Certo, che musica suonate?»

«No, forse mi sono spiegato male, non siamo musicisti, siamo imprenditori, o aspiranti tali.»

«Oh, scusate. Che strumento suonate?»

«Eh, no, non so se hai afferrato…»

«Li conoscete i Tangram?»

«Non so cosa c’entri con la nostra richiesta.»

«Dite al batterista del vostro gruppo che se sul palco non ci sono luci decenti le foto da protagonista sono escluse.»

«Ma quale palco, quali luci!»

«Ah, ho capito, siete sfigatelli da due lire e suonate sul pavimento, va be, il lavoro ve lo faccio lo stesso»

«Va bene, ma continuiamo a sostenere che sei completamente fuori strada.»

«Non preoccupatevi, ci penso io.»

«Ok.»

«Poi ho intenzione di venire a lavorare nel vostro spazio di coworking.»

«Allora hai capito benissimo di cosa si tratta!»

«Certo, mica sono scema! Ma la nuova canzone dei Tangram l’avete sentita?»

«…»

I Tangram secondo la fotografa

The others

Lavorare sulla community fin dal principio è assolutamente necessario, uno spazio di coworking non è nulla senza le persone che lo popolano e lo vivono. La ricerca può essere selettiva o casuale. La selezione innesca un circolo di corruzione e tangenti che la prima repubblica al confronto  è una questione fra dilettanti. Accade dunque di ritrovarsi a contatto con grafici, modellatori 3D, ingeneri, studenti universitari, youtuber e personaggi della peggior specie.

«Sono il massimo esperto», dichiara lo youtuber.

«Di cosa?», chiedono gli altri.

«Dei massimi esperti!» risponde.

«Io sono il massimo esperto “in levare”» segnala il modellatore.

«Tremate, tremate, le streghe son tornate!» l’amica del modellatore.

«Campari e prosecco?» propone l’ingegnere.

«Qualcuno di voi ha bisogno di comunicazione per una campagna elettorale?» un grafico

«Silenzio! Devo studiare!» L’universitario.

«Devo salvare il bonsai!» annuncia uno dei due titolari dello spazio.

«Ping pong?» l’altro titolare.

«Pranziamo?» il designer.

«Arrivo!» La moglie del designer, non presente in scena, praticamente un’entità.

«Driiiiiin» il telefono del titolare con il pollice verde.

«Qualcuno ha del sangue in eccesso?» il regista.

«Massimo esperto!» lo youtuber.

«Ma nessuno che parli di santi?» l’umanista informatico.

«Sangue!» il regista.

«Qualcuno metta i Tangram!» La fotografa.

«Ska! Punk! Levare! Torta al cioccolato!» il modellatore.

«Donna, non stare lì a guardare, scendi in piazza e vieni a protestare!» di riflesso, l’amica del modellatore.

«Qualcuno ha un’arancia per il Campari?» L’ingegnere.

Arriva il silenzio. Tutti si voltano, l’illustratore è al lavoro: sviluppa siti internet, loghi, fotografie, progetta case, scrive romanzi e disegna cose. Contemporaneamente. Un mostro. Una figura leggendaria.

«Bene, ho finito, ci vediamo domani ragazzi».

«Ciao», interdetti, tutti.

La community riunita nella zona relax

 

Una conclusione

Aprire uno spazio di coworking senza un euro è difficile. Ma la soddisfazione di ritrovarsi ogni santo giorno a contatto con la nostra community è impagabile. I rapporti umani dovrebbero tornare alla base della società ed uno spazio di coworking può essere un modello per un mondo più sostenibile, creativo e collaborativo.

 

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Categories: Coworking

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