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Disegnare come parlare

Il momento in cui occhi e mani bisticciano, s’intrecciano e collaborano cercando insieme di dare vita all’immaginario che popola la mia testa: questo è per me il disegno.

 

Un’estensione della mente, l’espressione di qualcosa che ha bisogno di emergere, vivere su carta ed essere osservata dall’esterno.

Tutti i bambini disegnano. Ma soltanto ad alcuni questo “vizio” creativo rimane attaccato addosso e cresce attraverso gli album da colorare, i banchi di scuola e i muri dei parchetti (quando possibile), fino a diventare una necessità che con prepotenza si appropria di tutto lo spazio e di tutto il tempo che si ha a disposizione.

L’illustrazione non è un mestiere da scegliere: è lui che sceglie te e “schiaccia” ogni altra priorità.

Quando questo accade, per quanto mi riguarda, si è investiti da due emozioni: l’entusiasmo di riuscire a comunicare con un linguaggio totalmente proprio, fatto di linee e colori che si evolvono insieme alla mia persona e, di contro, un grande sconforto nel realizzare cosa sia e quanto valga un’immagine al giorno d’oggi a livello lavorativo e di mercato. Entrambe le sensazioni sono le indispensabili basi dalle quali avviare una riflessione sulla direzione da percorrere.

L’autrice dell’articolo

Non so dare indicazioni esatte su come diventare illustratori, semplicemente perché la ricetta non esiste. Di certo esistono tecnicismi e correnti stilistiche particolarmente indicate e rivolte ad un ambito editoriale piuttosto che ad un altro; tuttavia ciò che rende un illustratore tale è l’esercizio, il sacrificio, la dedizione riversata su tonnellate di taccuini che spesso lo rendono insoddisfatto del risultato, ma che arrivano a determinare uno stile da definire e sul quale calamitare l’attenzione degli altri.

Dietro ogni foglio strappato o disegno uscito male, c’è l’onestà di una voce che vuole imparare a parlare e a farsi ascoltare: le matite e le chine sono la grammatica di questo linguaggio così immediato, il mondo che ci circonda è l’enciclopedia dal quale attingere argomenti, visioni, valori da assimilare e rielaborare.

La mano di chi aspetta un’ispirazione è sempre in attesa del via libera per impugnare la matita e cominciare un disegno, mentre gli occhi sono in costante ricerca di un dettaglio, di una rivelazione, per i quali non esistono cartellini da timbrare o orari da rispettare. Si esplora, si aspetta, si cercano combinazioni: è una corsa continua, senza traguardo.

Un disegnatore lavora sempre e non lavora mai, perché deve farlo e perché non potrebbe mai farne a meno. Il mondo si evolve e per poterlo raccontare bisogna corrergli dietro a perdifiato, crescere insieme a lui senza scoraggiarsi, cercando di meravigliarsi sempre di tutte le sfumature da cogliere e tradurre a modo proprio.

Disegnare è parlare: così come il cervello si ingegna per trovare la parola esatta e comunicare al meglio il messaggio da trasmettere a chiunque abbia voglia di ascoltare, lo stesso fanno gli occhi e le mani, bisticciando, intrecciandosi, collaborando, per dare vita all’immaginario che popola la testa di chi questo magnifico vizio non lo ha perso mai.

Veronica Malatesta Illustrator.

Categories: Coworking

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